calendari attività

inaugurazione dell’anno accademico 2007-2008

Società di studi politici
Fondata nel 1924 per ispirazione di Benedetto Croce, abolita dal fascismo, rifondata nel 2004

Istituto Italiano per gli Studi Filosofici

 

   […] L’utilità pubblica richiedeva che si estirpasse tutto quello che si opponeva a’ progressi de’ lumi e delle cognizioni, senza de’ quali ogni riforma, e particolarmente quella delle leggi, sarebbe stata difettosa e funesta. Indebolito il potere de’ nobili, bisognava dunque, prima d’ogni altro, dissipare alcuni errori che il fanatismo aveva consacrati, e che l’ignoranza, troppo facile ad esser sedotta, aveva ricevuti. Per ottener questo fine la filosofia è venuta in soccorso de’ governi, ed ha prodotti gli effetti più salutari. La superstizione più non esiste. Questa nemica dichiarata d’ogni utile riforma, questa leva che agita la terra, fissando il suo punto d’appoggio ne’ cieli, questa tiranna degl’ingegni, che in tutti i secoli ha dichiarata una guerra a coloro che, per fortuna degli altri, ma che, per loro propria disgrazia, la natura ha condannati ad esser grandi uomini, che nella Grecia condannò Socrate a morire, caricò di catene Anassagora, esiliò Demetrio Falereo, […] la superstizione, io dico, che, perpetuando tra gli uomini l’ignoranza e gli errori, avrebbe per sempre impedita o renduta funesta ogni riforma delle leggi, è stata proscritta; e la religione, che il fanatismo aveva per più secoli imbrattata col sangue delle nazioni e colla miseria de’ popoli, è divenuta quale deve essere, e quale è stata nella sua origine, il vincolo della pace e la base delle virtù sociali. Già il sacerdozio più non si mescola col governo. Lo Stato è più tranquillo, e l’altare è meglio servito. Tutto si è mutato: l’idee politiche istesse hanno perduto quel carattere di ferocia e d’intrigo che le rendeva perniciose, in vece di renderle utili.
   […] Che se il nascondere la verità a’ principi è stata sempre la causa che ha perpetuati i mali degli uomini; se il
silenzio è stato in tutti i secoli il garante della tirannia e de’ disordini; se, finalmente, per ottenere una riforma nella
legislazione, bisognava, prima d’ogni altro, scagliarsi contro l’inopportunità delle leggi antiche, e contro i mali che una amministrazione difettosa ed imbecille ha cagionato alle nazioni, non è stato un picciolo ostacolo quello che noi abbiamo superato, arrogandoci il dritto di pensare e di scrivere con una libertà che fa egualmente onore a’ principi che la soffrono ed a coloro che ne sanno far uso [Rara temporum felicitate, ubi sentire quae velis et quae sentias dicere licet (Tacito, Historia, lib. I)].
   […] La gloria dell’uomo che scrive è di preparare i materiali utili a coloro che governano. I prìncipi non hanno il tempo d’istruirsi. Costretti ad operare, un gran movimento gli agita, e la loro anima non ha il tempo di fermarsi sopra se medesima. Essi debbono confidare ad altri la cura di cercare i mezzi proprii per facilitare le utili imprese. A’ ministri della verità, a’ pacifici filosofi si appartiene dunque questo sacro ministero. È vero che, non so per quale funesto destino, l’uomo di lettere non è sempre ammesso a discutere i grandi interessi dello Stato alla presenza de’ prìncipi. Egli non può penetrare in quella rispettabile assemblea ove il sovrano presiede per fissare la sorte de’ cittadini. Il libero filosofo non può far altro che confidare la sua anima ad alcuni scritti, interpreti muti de’ suoi sentimenti. Ma si può tutto sperare in un secolo nel quale lo spirito di lettura non è incompatibile collo spirito di sovranità, ed in un secolo nel quale il corso rapido dell’immaginazione non vien trattenuto dagli ostacoli, che il dispotismo vi suole opporre. Or questa speranza è quella che mi fa intraprendere un lavoro così difficile e così complicato. Scrivendo la scienza della legislazione, il mio fine altro non è che di facilitare ai sovrani di questo secolo l’impresa di una nuova legislazione.
   […] A traverso degli errori che vi si troveranno forse sparsi, a traverso della bassezza, colla quale saranno esposte le più grandi verità, a traverso degli infiniti difetti che vi si potranno incontrare, comparirà sempre il mio cuore, che l’ambizione non ha contaminato, l’interesse non ha sedotto, il timore non ha avvilito. Il bene pubblico è il solo oggetto di quest’opera, e lo zelo col quale è scritta è il suo unico ornamento. Ecco il fondamento delle mie speranze, ecco il titolo che mi dà il vero dritto alla gloria. Savii della terra, filosofi di tutte le nazioni, scrittori, o voi tutti a’ quali è affidato il sacro deposito delle cognizioni, se volete vivere, se volete che il vostro nome venga scolpito nel tempio della memoria, se volete che l’immortalità coroni i vostri lavori, occupatevi in quegli oggetti che fra duemila leghe di spazio e dopo venti secoli interessano ancora. Non iscrivete mai per un uomo, ma per gli uomini: unite la vostra gloria agl’interessi eterni del genere umano; abborrite que’ talenti posseduti cosi spesso da quelle anime schiave che bruciano un incenso servile sull’altare dell’adulazione; fuggite quello spirito timido e venale che non conosce altro sprone che l’interesse, né altro freno che il timore: disprezzate gli applausi efimeri del volgo e le riconoscenze mercenarie de’ grandi, le minaccie della persecuzione e le derisioni dell’ignoranza: istruite con coraggio i vostri fratelli, e difendete con libertà i loro dritti; ed allora gli uomini, interessati per la speranza della felicità, della quale voi mostrate loro la strada, vi ascolteranno con trasporto; allora la posterità, grata a’ vostri sudori, distinguerà i vostri scritti nelle biblioteche; allora né la rabbia impotente della tirannia, né i clamori interessati del fanatismo, né i sofismi dell’impostura, né le censure dell’ignoranza, né i furori dell’invidia potranno discreditarli o seppellirli nell’obblio: essi passeranno da generazione in generazione colla gloria del vostro nome; essi saran letti, e, forse, bagnati dalle lagrime di quei popoli che non vi avrebbero altramente mai conosciuti; ed il vostro genio, sempre utile, sarà allora il contemporaneo di tutte l’età ed il cittadino di tutti i luoghi.
   Gaetano Filangieri da La Scienza della Legislazione.

 

Martedì 27 novembre 2007, ore 16.30 a Palazzo Serra di Cassano, in via Monte di Dio 14 - Napoli

Remo Bodei, Ulderico Pomarici, Geminello Preterossi e Gianni Vattimo

inaugureranno l'anno accademico della Società di studi politici con una tavola rotonda sul tema:

LA FILOSOFIA IN SOCCORSO DEI GOVERNI

 

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