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Sede:
Piazza Santa Maria degli Angeli, 1 •
80132 - Napoli (I) •
Tel./fax 081 2452183 •
info@studipolitici.it
Fondazione:
5
maggio 2004, nella sede dell'Istituto Italiano per
gli Studi Filosofici, Napoli.
Fondatori:
Gianluca Alfieri, Luigi Bergantino, Nicola Capone,
Milena Cuccurullo, Fernanda Gallo, Marianna Garofalo, Carlo
Iannello, Francesco Iannello, Massimiliano Marotta, Sergio
Marotta, Filippo Matrisciano, Rosario Patalano,
Teresa Ricciardiello,
Teresa E. Ricciardiello.
Soci onorari: Franco Battiato (Musicista e
artista), Vincenzo Galgano (Procuratore
Generale presso la Corte di Appello di Napoli),
Aldo Masullo (Professore Emerito
dell'Università degli Studi di Napoli "Federico II"),
Manlio Sgalambro
(Filosofo e artista).
Presidente: Massimiliano
Marotta (mail: marotta@studipolitici.it).
Consiglio direttivo:
Gianluca Alfieri, Luigi Bergantino,
Milena Cuccurullo, Massimiliano Marotta,
Teresa Ricciardiello.
Segretario generale:
Nicola Capone.
Comitato scientifico:
Remo Bodei, Gaetano Calabrò,
Guido D'Agostino, Biagio de Giovanni, Roberto Esposito,
Giacomo Marramao, Gianni Vattimo,
Mario Vegetti, Maurizio Viroli.
Consiglio di presidenza:
Gaetano Carlizzi, Paolo De Angelis, Wolfgang
Kaltenbacher, Alberto Lucarelli, Ulderico Pomarici.
Soci sostenitori:
Gianluca Alfieri, Luigi Bergantino, Nicola Capone,
Gaetano Carlizzi, Michelangelo Costagliola,
Antonella Cuccurullo,
Milena Cuccurullo, Emma Fleury, Carmen Gallo, Fernanda Gallo, Marianna Garofalo, Carlo
Iannello, Francesco Iannello, Maria Rosaria Iovine, Wolfgang Kaltenbacher, Alberto Lucarelli, Massimiliano Marotta, Sergio
Marotta, Filippo Matrisciano, Flora Micillo, Rosario Patalano, Antonio
Polichetti, Ulderico Pomarici,
Teresa Ricciardiello,
Teresa E. Ricciardiello, Stefano Sarno, Alessandra Straniero.
preambolo
Oggi è ricorrente sulla stampa il discorso dell’impreparazione
della nostra classe dirigente e tale decadenza della classe politica in
Italia sembra aver avuto un momento di tregua solo quando la società
italiana ebbe riconquistato la propria libertà nel 1943 e creò con la
Costituzione italiana un momento altissimo che può considerarsi
compimento del moto Risorgimentale italiano e riscattò per un momento
quella «mediocrità endemica della classe politica» che Nitti aveva
denunciato e che era la conseguenza del costume di una borghesia che non
era stata capace di sollevarsi al di sopra degli interessi particolari.
Così, oggi, per reagire al palese declino della politica e per
sollevarla alla sua vera funzione, come «arte che si riferisce
all’anima», abbiamo deciso di riprendere la strada di quegli animosi
che nel 1924 vollero fondare la Società di Studi Politici in Napoli che
fu abolita dal fascismo nel 1925. E facciamo nostro il discorso che
Benedetto Croce pronunciò per l’inaugurazione di quella Società
convinti che, come scrive il filosofo nella Storia del Regno di
Napoli, come la storia è azione spirituale, così «ogni problema
pratico e politico è problema spirituale e morale; e in questo campo va
posto e trattato [...]. Qui l’opera è degli educatori, sotto il quale
nome non bisogna pensare ai maestri di scuola e agli altri pedagoghi, o
non a essi soli, ma a tutti, in quanto tutti siamo e dobbiamo e possiamo
essere effettivi educatori, ciascuno nella propria cerchia e ciascuno in
prima verso sé stesso [...]»; che la prima e fondamentale riforma che
la classe intellettuale può mettere in atto è quella di formare sé
stessa e dare anima e coscienza e volontà alla parte migliore della
popolazione e che una nuova religione civile non può formarsi «se non
con un nuovo moto di pensiero, segno e strumento insieme di un
elevamento degli animi».
Così, per riprendere il filo di quella tradizione con tutti i contenuti
del discorso di Benedetto Croce chiameremo anche noi questo sodalizio
Società di Studi Politici in Napoli e l’affideremo a giovani
volenterosi perché solo alle nuove generazioni spetta di attuare una
profonda riforma della politica e la costituzione di una nuova classe
dirigente, che faccia risorgere la nazione ispirandosi all’opera degli
uomini del Risorgimento – «che rifecero sé stessi mercé la cultura
e il pensiero, crearono a sé stessi una patria, e sono i veri e soli
nostri progenitori politici» – e agli autori delle dottrine classiche
della politica come i Saggi politici di Francesco Mario Pagano e La
Scienza della Legislazione di Gaetano Filangieri di cui vogliamo
riportare e far nostro il solenne giuramento che egli pose a ispirazione
della sua opera politica: «Io mi consacro solennemente allo Stato, e mi
ci consacro quasi nei primi anni della mia vita, anni di floridezza e di
fatica. Non mi hanno potuto arrestare le voci confuse della moltitudine,
che anzi han fatto che m’affrettassi a rendere alla Patria questo
sacrificio fra il corso di pochi giorni. Riceva dunque questa benefica
Madre il giuramento che ora le fo di non vivere che per lei». E che su
ogni mio scritto possa essere impressa la frase: «Il bene dello Stato
è la sola causa di questa produzione».
Benedetto Croce nel suo discorso inaugurale della Società di studi
politici nel 1924 esprimeva la considerazione che: «nel corso del
secolo decimonono, segnatamente nei nostri paesi latini, la coscienza
politica si era alquanto velata, e la teoria della politica aveva
smarrito l’antico vigore»; e che, pertanto, era opportuna tale
iniziativa in Napoli perché qui c’era stata in passato una severa
tradizione di studi politici, che solo dopo il 1860 si era venuta
spegnendo, e qui era quasi debito di onore riaccendere l’antica face e
raccomandava di non trascurare di studiare i vecchi scrittori politici
di questa terra, e anzi di considerarli come punto di rannodamento agli
scrittori di tutti i popoli e di tutti i tempi ed esortava a non
dimenticare mai che la politica non è tutto l’uomo e che essa stessa
non sarebbe se non ci fosse tutto l’altro uomo, se non ci fosse
l’uomo morale. E di tener per falso a priori ogni dissidio che si
creda di scorgere tra la politica e la morale, giacché «la vita
politica o prepara alla vita morale o è essa stessa strumento e forma
di vita morale, e in nessuno dei due casi è concepibile contrasto e
conflitto. Anzi, per svolgere con coerenza e persistenza la stessa
azione politica, quale forza vi ha maggiore di quella della coscienza
morale, che la fa sentire come dovere?». E richiamava la lettera di
Silvio Spaventa, divenuto sottosegretario agli Interni, scritta da
Torino al fratello, nel gennaio del 1863, in cui scriveva: «Che frutto
verrà dall’opera mia? Non lo so. Ma so che ho una volontà fortissima
di fare il bene senza piegarmi da niun lato, e vedo la via diritta
innanzi a me e vi incedo sicuro». E Benedetto Croce commentava: «allorché
si vede con quanta leggerezza e grossolanità di solito si accettino
anzi si sollecitino i pubblici incarichi, e con quale disposizione a
volgerli a propria soddisfazione e godimento e a vantaggio delle proprie
clientele, e quanto poco scrupolo si provi in tutto ciò, si sente il
valore di questi propositi, semplici bensì ma fatti sul serio, e poi
sul serio mantenuti, e qui espressi in una lettera familiare e
confidenziale, e perciò non a lustra e pompa, ma solo per confermar
l’animo proprio».
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