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venerdì 17 novembre 2006 | 17.30
nella sede dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
via
Monte di Dio 14, Napoli
Biagio de Giovanni:
Essenza e valore della
democrazia moderna
venerdì 1° dicembre 2006 | 18.00
Maurizio Viroli:
Governo dei saggi o
predominio degli sciocchi?
venerdì 12 gennaio 2007 | 17.30
Fiorinda Li Vigni: L’idea di democrazia e i
suoi critici
venerdì 16 febbraio 2007 | 17.30
Domenico Losurdo: Liberalismo, democrazia,
“democrazia per il popolo dei signori” venerdì 23 marzo 2007 | 17.30
Giacomo Marramao: La differenza democratica
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venerdì 13 aprile 2007 | 17.30
Geminello Preterossi:
Verso la
post-democrazia?
venerdì 18 maggio 2007 | 18.30
Alberto Burgio:
La democrazia oligarchica
venerdì 29 giugno 2007 | 18.30
Remo Bodei:
Democrazia e conflitto
venerdì 6 luglio 2007 | 18.30
Domenico Losurdo:
La Rivoluzione d'ottobre e la democrazia nel mondo
in data da definire
Luciano Canfora: Si può esportare la democrazia? |
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Oggi, per reagire al palese declino della politica e per sollevarla alla sua vera funzione, come «arte che si riferisce all’anima», abbiamo deciso di riprendere la strada di quegli animosi che nel 1924 vollero fondare la Società di studi politici in Napoli che
il fascismo, dopo poco più di un anno, fece morire. E facciamo nostro il discorso che Benedetto Croce pronunciò per l’inaugurazione di quella Società convinti che, come scrive il filosofo nella
Storia del Regno di Napoli, come la storia è azione spirituale, così «ogni problema pratico e politico è problema spirituale e morale; e in questo campo va posto e trattato [...]. Qui l’opera è degli educatori, sotto il quale nome non bisogna pensare ai maestri di scuola e agli altri pedagoghi, o non a essi soli, ma a tutti, in quanto tutti siamo e dobbiamo e possiamo essere effettivi educatori, ciascuno nella propria cerchia e ciascuno in prima verso sé stesso [...]»; che la prima e fondamentale riforma che la classe intellettuale può mettere in atto è quella di formare sé stessa e dare anima e coscienza e volontà alla parte migliore della popolazione e che una nuova religione civile non può formarsi «se non con un nuovo moto di pensiero, segno e strumento insieme di un elevamento degli animi».
(Dal Preambolo dello statuto della Società di studi politici)
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